LA STORIA SI CONFONDE CON LA LEGGENDA
Narra la leggenda che un tale, di nome Fortunato, contagiato dalla peste, trovava rifugio nella chiesetta diroccata di Torre (antico villaggio abbandonato dipendente da Pratola).
Si rincuorava dicendosi: “Se dovrò morire, morirò almeno in cappella!
Addormentandosi, vede in sogno una Donna bellissima, dalla veste purpurea e dal manto celeste, che gli dice soavemente: “Svegliati, mio fedele devoto! Rallegrati: il morbo contagioso è totalmente scomparso, il paese è salvo. Torna sicuro tra i tuoi e non temere più il contagio: esso non farà più strage fra voi. Io sono la Madre Celeste! Io sono la vostra liberatrice!”
Si sveglia. Sotto un arco emergente dalle macerie, scorge un occhio che lo fissa. Come soggiogato si avvicina e comincia a rimuovere i sassi e il terriccio. Compare un altro occhio, poi un viso dolcissimo e aureolato di Madonna, dalle mani giunte, che protegge sotto il manto uomini e donne in preghiera.
Entusiasmato dalla scoperta e dal sogno fatto, che crede un segno provvidenziale, s’inginocchia, grida la sua fede e la sua fiducia: “Madonna Liberaci!”.
L’invocazione viene raccolta e ripetuta dai pratolani supersiti. La gente si raccoglie attorno all’effigie, la fede si ravviva e da quel momento il paese è libero e salvo.
Un tale tesoro non poteva rimanere abbandonato alle intemperie tra le rovine di Torre, e i pratolani, riconoscenti alla Ss. Vergine, decidono di trasportarlo nel loro abitato.
Stabilito il giorno, preparano un solido carro trainato da sette paia di buoi e, processionalmente, con le autorità religiose e civili in testa, giungono al posto.
I capomastri, con i migliori muratori e carpentieri si prodigano per recuperare, intatta, la parete dipinta; questa viene incorniciata con travetti di quercia collegati tra loro e quindi sistemata sul carro, tra i battimani della folla e le ripetute invocazioni di: “Evviva la Madonna della Libertà!”
Il corteo si muove, vuole ancora la leggenda, e si avvia trionfalmente verso il paese.
Quando si giunse alle prime case di Pratola, i buoi si fermarono e non fu più possibile farli proseguire: tutti compresero che quello era il luogo scelto della Madre Celeste per restare tra i suoi figli.
Una prima cappella in quel luogo fu edificata nel 1540 (lo afferma l’iscrizione posta sotto il quadro della Madonna).
Ben presto, però quella costruzione di dimostrò insufficiente per l’affluenza dei pellegrini; perciò nel 1587 venne inaugurata una chiesa più grande, dotata di cinque altari e di un bel campanile.
Vi dimoravano accanto I Padri Celestini responsabili della parrocchia.
L’ATTUALE GRANDIOSO SANTUARIO
La devozione verso la Celeste Liberatrice andò crescendo nei secoli, alimentata dai prodigiosi interventi della Madonna. I pratolani decisero di porre mano alla costruzione
di un tempio più grande e splendido a gloria di Maria Ss.
Ideatore artistico del nuovo edificio fu il valente architetto ing. Eusebio Tedeschi, nato a Pratola nel 1815 e morto a Napoli nel 1848.
L’opera, doveva realizzarsi da maestranze pratoline e forestiere, sotto la direzione del “capo d’opera”: Giampasquale D’Andrea.
Ed ecco: il 3 settembre 1851 tutta Pratola è in festa.
Presenti le Autorità religiose e civili, e l’intera popolazione, Sua Ecc. Mons. Mario Mirone, Vescovo di Valva e Sulmona; scendeva coi sacri paramenti nelle fondazioni scavate e vi benediceva la pietra fondamentale.
Tutto il popolo fu esortato dal parroco don Domenico Santilli (che resse la parrocchia dal 1924 al 1867), a collaborare, portando dalla montagna, le pietre necessarie.
Egli per primo si caricò una grossa pietra sulle spalle e la portò davanti alla Madonna.
Tutti ne seguirono l’esempio, ed ogni mattina prima di recarsi al lavoro dei campi andavano a caricarsi pietre per l’erigendo Santuario e ciò per tutta la durata dei lavori.
Sta il fatto che nell’anno 1863 vi fu predicato il primo Quaresimale del rev.mo don Francesco Tozzi, parroco di Castelnuovo (AQ).
ARTE E DECORO PER MARIA
La facciata del Santuario, di linea neoclassica, domina alta e maestosa nel mezzo del paese biancheggiante nella pietra di Maiella. E’ adorna di quattro statue monumentali, dovute allo scalpello del popolese Nazareno Di Renzo e collocato nel 1911.
In alto sul frontone appare, tra Angeli, la Vergine Liberatrice; composizione di Giovanni Veneziani.
L’interno del sacro Tempio si distingue per sontuosa armonia nella vastità della tre navate e nella ricchissima veste barocca.
E’ dotato di 10 altari a modo di cappelle; una di queste venne destinata alla custodia del quadro miracoloso. E’ là che fu collocato nel 1855, dopo la demolizione della primitiva chiesa.
In quell’occasione (leggiamo sotto il quadro) il dipinto venne restaurato, o piuttosto modificato con aggiunta di figure e simboli, a interesse della Congrega del Ss. Sacramento (solo nel 1952 verrà riportato al suo stato originale ad opera del valente restaurato aquilano Enrico Vivio).
Negli anni seguenti si pensò all’abbellimento e alla ricca decorazione del grandioso edificio. Per la decorazione si chiamò il maestro stuccatore Pasquale Perna, di Torre de Passeri, che lavorò indefessamente dal 1860 al 1865.
Dal 1890 in poi la ditta F.lli Pavoni di Penne ricoprì con oro zecchino i rilievi ornamentali e adornò di finti marmi i pilastri
Si ricorse al celebre pittore Teofilo Patini (1840-1906) di Castel di Sangro per il quadro di S. Antonio da Padova (1893), mentre Amedeo Tedeschi (nato a Pratola nel 1874 e morto a Sulmona nel 1924, allievo del precedente), dipingeva i medaglioni della volta centrale, che simboleggiano i misteri del Rosario: l’Annunziazione, la Passione, l’Assunzione di Maria e la sua Gloria.
Le pitture dei quattro Evangelisti che stanno nei pennacchi sotto la cupola, portano scritto Patini-Tedeschi, anno 1900).
Più tardi (verso il 1910) vennero affidate agli artisti fratelli Feneziani dell’Aquila varie opere decorative.
La più importante e vistosa è il magnifico “tempietto” sovrastante l’altare maggiore. L’opera, per gli stucchi in rilievo è di Bernardino Feneziani e Giulio, suo nipote; per le statue è di Giovanni, fratello di Bernardino.
Lo stesso Giovanni è pure artefice dei bassorilievi della tribuna dell’organo e delle sue acquasantiere: mentre Giulio ha lavorato alla composizione degli Angeli musicanti che decorano la tribuna dell’organo.
Dei medesimi artisti sono le figure angeliche che reggono le mensole ai lati del presbiterio.
Opere tutte finemente eseguite, con maestria d’arte che vennero inaugurate nella solennissima Esposizione del sabato 4 maggio 1912, vigilia della festa della Madonna.
Nella stessa circostanza fu benedetto l’organo, di 3200 canne (costruito dalla rinomata ditta Inzoli di Crema) progettato e collaudato “dall’impareggiabile Prof. Ulisse Matthey, organista della Basilica di Loreto” (dal manifesto conservato nell’archivio).
ALTARI E CAPPELLE
Degne di nota sono le cappelle a cominciare da quella della Madonna, opera di finissimo intarsio, ex-voto delle Donne Cattoliche per la “liberazione” (1944-45). Nella cappella successiva, alla crociera, vi è l’altare di Sant’Antonio da Padova con preziosa tela del Patini. Segue la cappella del S. Cuore, già dedicata a San Francesco, con stipo di santa Filippa Mareri, emula discepola di S. Francesco. Poi la Madonna delle Grazie, con bella allegoria del pittore Patrignani, quindi l’altare delle Anime con Madonna del Suffragio (antico quadro). Risalendo all’altra navata, troviamo l’altare dell’Addolorata, con bel simulacro, affiancato dalla lapide-ricordo dei caduti nella Grande Guerra intorno al grande crocifisso. Segue la cappella di San Giovanni Evangelista, con il quadro allusivo all’Apocalisse, opera di Domenico Tizzoni di Roccacasale (anno 1720). E nel transetto a sinistra c’è la cappella dedicata alla SS. Trinità, sontuosamente barocca come quella di fronte. Il mistero trinitario e interpretato da Ferdinando Palmerio di Guardiagrele (anno 1872). Del medesimo è il quadro dell’Ultima Cena (anno 1869) nella cappella in fondo detta “del Sacramento”.
Ritornando al centro ammiriamo il rinnovato “presbiterio”, dallo splendido pavimento marmoreo, ed il maestoso Altare che vi campeggia, ideato dal prof. Antonio D’Achille, con a lato il ricco “ambone”.
LA STATUA DELLA MADONNA E LA FESTA DI MAGGIO
Per la pietà popolare, non c’è festa senza la Processione.
Ecco perché il 30 aprile del 1741 (200 anni dopo l’erezione della prima cappella) una Statua, nuova immagina della Madonna della Libera, fu benedetta nella chiesa della Madonna della Neve e portata solennemente al Santuario.
L’avvenimento fu registrato con atto notarile conservato nell’Archivio di Stato di Sulmona.
Detta statua, collocata in un apposito stipo, dove riceve ogni giorno l’omaggio dei figli devoti, viene esposta nel tempietto nella sua festa annuale.
La Festa della Madonna della Libera si celebra ogni anno con straordinaria solennità e con grande affluenza di Pellegrini provenienti da ogni parte dell’Abruzzo, il primo sabato e la prima Domenica di maggio.
Il momento più solenne e impressionante è quello della “Esposizione della Statua”, che ha luogo alla vigilia, alle ore 10,30.
Chi vi assiste, qualunque convinzione o pratica religiosa egli abbia, non può sottrarsi ad una profonda emozione davanti alla marea di popolo che acclama Maria e grida la sua fiducia in Lei, mentre la possente voce dell’organo, l’esplosione delle Bande Musicali e lo sfavillo delle luci, creano un ambiente di fantastica accoglienza alla Vergine che scende, quasi oscillando e con le mani tese verso la folla, dall’alto del Tempietto fin sopra l’altare.
Un canto, un’antica nenia popolare ed espressiva, riassume i sentimenti di tutti:

Evviva Maria
Maria Evviva
Evviva Maria
E chi la creò!
Affetti e pensieri
dell’anima mia,
lodate Maria
e chi la creò.
In tua concezione
non ebbe possanza
in Te la baldanza
del mostro infernal.
Si tutta sei bella,
o Vergine Maria;
sei pura sei pia,
Sei tutta candor.
Che senza peccato
Tu fosti concetta.
O Vergine eletta.
E’ dogma di fe’.
Quel canto durerà interrotto per due giorni. Arrivano pellegrinaggi, anche a piedi e da lontano, e si presentano davanti alla Madonna per sciogliere i loro voti.
PREGHIERA ALLA MADONNA DELLA LIBERA
Vergine bella e pura che coronata di stelle, siedi presso il trono di Gesù nella gloria del Paradiso, ti muova a pietà la nostra miseria.
Siamo pure figli tuoi, e da Te sola speriamo aiuto ed imploriamo grazie; a Te sola chiediamo conforto.
Guarda, o santa Madre di Dio, quanto l’amore disordinato del mondo, la cupidigia dell’interesse e tanti nostri peccati ci rendono indegni davanti a Dio.
Riconosciamo si meritare la collera del Signore e i suoi castighi. Ma Tu, Madre nostra e nostra potenza Avvocata, interponi la tua intercessione e ottienici misericordia.
Soccorrici in questa valle di lacrime, nelle tue mani sta la nostra sorte.
Noi ti veneriamo sotto il titolo bellissimo di Vergine Liberatrice: perciò, o Maria, libera anzitutto le nostre anime dal maggior nemico, che è il peccato, e da tutte le cattive inclinazioni che ad esso conducono.
Ottienici dal tuo Figlio divino la grazia di vivere da veri cristiani, nell’amore del Signore e nell’imitazione delle tue virtù. Madonna della Libera, benedici i nostri bambini; custodisci nell’innocenza i fanciulli; proteggi i nostri giovani e preservali dagli errori a cui è esposta la loro età.
Sostieni i padri e le madri di famiglia nell’adempimento della loro difficile missione.
Conforta gli anziani nella loro debolezza, nella solitudine e nella infermità; assisti i morenti, perché sappiano santificare le loro sofferenze e meritino di chiudere i loro giorni nella grazia di Dio e nel tuo bacio di pace. Dà sollievo alle anime sante del Purgatorio.
Libera con mano provvida, o Maria, tutti noi, dalle disgrazie della vita!
Rendi feconde le nostre campagne e ricompensa con ubertosi raccolti le fatiche dei lavoratori; proteggi gli operai delle officine e delle miniere.
Accompagna con materno sguardo i tuoi figli di Pratola e tutti i numerosi figli dell’Abruzzo sparsi nel mondo per motivi di lavoro: Essi ti ricordano sempre e conservano la nostalgia del tuo bel Santuario!
Richiama alla fede dei loro padri quelli che trascurano la pratica religiosa e quelli che si sono lasciati illudere da dottrine erronee e pericolose: il tuo ricordo e le preghiere, che anch’essi una volta Ti hanno rivolto, siano la loro salvezza.
Vergine Liberatrice, tutto il bene materiale e spirituale che speriamo da Dio, noi siamo certi di ottenerlo mediante la tua potente intercessione. Tu sei la via che conduce a Gesù Salvatore e a Dio nostro Padre.
Tu sarai la porta per la quale entreremo un giorno nella gloria del Paradiso, ove potremo contemplarti, lodarti e ringraziarti in eterno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.